Visione del Mondo

Benvenuti nel mondo dell’effetto serra del Ventunesimo Secolo.

Fin dalla metà degli anni Settanta, i climatologi e gli scienziati dell’ambiente, incontrandosi nei loro congressi qua e là per il mondo studiavano le modificazioni del quadro climatico della Terra, tracciavano gli andamenti delle precipitazioni e dei venti, analizzavano campioni d’aria e di acqua, compilavano tabelle di dati e costruivano complicati modelli di simulazione al computer. Quali conclusioni traevano?

Il pianeta sta entrando nelle prime fasi di un significativo cambiamento climatico, una tendenza al riscaldamento globale di prospettiva così ampia da poter influenzare tutta la vita dalle fondamenta, dai microbi all’uomo, in meno di un secolo. E, cosa ancor più grave, questo radicale cambiamento dell’atmosfera terrestre non è il risultato dell’agire di forze naturali ma piuttosto dell’esperienza umana. Per la prima volta l’umanità è riuscita ad alterare il clima naturale della Terra modificando le dinamiche degli ecosistemi e le prospettive di abitabilità per centinaia di anni a venire.

L’effetto serra è un processo semplice che ha conseguenze complesse e imprevedibili. L’anidride carbonica e gli altri gas atmosferici permettono alla radiazione solare di penetrare nell’atmosfera, la superficie terrestre assorbe gran parte dell’energia solare trasformandola in calore o energia infrarossa, i raggi infrarossi risalgono dalla superficie e bombardano l’anidride carbonica e altri gas atmosferici inducendo vibrazioni molecolari. Le molecole gassose si comportano quindi come riflettori e rinviano una parte del calore verso il suolo creando un effetto termico.

L’effetto serra è una proprietà essenziale dell’atmosfera che ha dato luogo a una fascia di temperature moderate permettendo il nascere della vita sul pianeta. La naturale serra protettiva ha subito poche modifiche attraverso i milioni d’anni della storia.

Con l’avvento dell’era industriale, verso la metà del Diciottesimo secolo, la combustione di enormi quantità di combustibili fossili ha provocato un forte aumento dell’anidride carbonica (CO₂) nell’atmosfera, bloccando la possibilità di rinviare il calore in eccesso da parte della superficie terrestre. Come risultato si è avuto un vistoso surriscaldamento globale

senza precedenti nella storia geologica. Nel 1750 l’atmosfera

terrestre conteneva circa 280 ppm (parti per milione) di CO₂, oggi ne contiene 346 ppm. Nell’arco degli ultimi128 anni, dal 1860, i Paesi industrializzati hanno liberato nell’atmosfera più di 185 miliardi di tonnellate di carbonio proveniente da combustibili fossili. Nello stesso periodo le emissioni di anidride carbonica sono aumentate da 93 milioni di tonnellate all’anno fino a quasi 5 miliardi di tonnellate all’anno. Attualmente gli scienziati prevedono che attorno all’anno 2030 la concentrazione di CO2 nell’atmosfera sarà raddoppiata provocando un aumento senza precedenti della temperatura globale Le emissioni di anidride carbonica da combustione di carbone, petrolio e gas naturale contribuiscono per circa la metà all’aumento dell’effetto serra.

I clorofluorocarburi usati nei frigoriferi, nei contenitori di cibi pronti e negli aerosol, sono anch’essi potenti gas serra che influiscono in maniera significativa sul riscaldamento globale. L’attenzione verso i Cfc si è risvegliata negli ultimi pochi anni quando, nel 1985, è stato scoperto un buco nella fascia di ozono sopra l’Antartide. L’ozono dell’alta atmosfera fornisce uno schermo protettivo essenziale alla vita, perché impedisce che i raggi ultravioletti raggiungano la Terra in quantità eccessiva. I Cfc gassosi diffondono verso l’alta atmosfera dove vengono decomposti dalla radiazione solare rilasciando atomi di cloro che a loro volta decompongono l’ozono.

L’erosione dell’ozono antartico sta peggiorando di anno in anno. I ricercatori hanno registrato una perdita del 50% nel 1985 e del 60% nel 1987 e parlano di un buco la cui area è vasta quanto quella degli Stati Uniti. Più recentemente 100 tra i più affermati scienziati dell’atmosfera riferivano di una seconda erosione dello schermo di ozono in una fascia intermedia dell’Emisfero Nord. Vi sono indizi che una terza smagliatura si stia aprendo sull’Artico dove gli scienziati riferiscono di un buco vasto quanto la Groenlandia. La NASA (U.S. National Aeronautics and Space Administration) prevede un impoverimento medio del 10% dello strato di ozono terrestre entro il 2050. L’EPA (Environmental Protection Agency) afferma che un cosi forte calo dell’azione protettiva dell’ozono causeră 2 milioni di casi di cancro alla pelle in più ogni anno.

L’incremento della radiazione ultravioletta danneggerà anche il sistema immunitario della specie umana, rendendo in tutto il mondo gli uomini più vulnerabili alle malattie infettive. «Non è esagerato affermare che la salute e la sicurezza di milioni di persone al mondo si trova a un livello di rischio», dice Donald Douglas del Natural Resources Defence Council (Comitato per la difesa delle risorse naturali).”

Molte specie di piante e di animali sono egualmente vulnerabili all’aumento di radiazione ultravio-letta. Il botanico Alan Teramura dell’Università del Maryland ha trovato che i raggi ultravioletti producono danni a cellule e tessuti su due terzi delle duecento specie che ha esaminato. Secondo Richard Adams dell’Università dell’Oregon, il 15% di riduzione dell’ozono stratosferico entro il 2050 potrebbe causare una perdita di raccolti pari a 2,6 miliardi di dollari nei soli Stati Uniti.”

L’effetto forse più dannoso della radiazione ultravioletta, osservato al giorno d’oggi, è quello sulla fotosintesi e sul metabolismo del plankton, i microscopici organismi marini che sono alla base delle catene alimentari negli oceani. Uno studio recente ha riferito di gravi effetti sul plankton in Antartide, nel 1987, sollevando la questione della possibilità di sopravvivenza della vita acquatica nel caso che l’esposizione alla radiazione ultravioletta aumenti ulteriormente.”

Secondo l’EPA una maggior esposizione ultravioletta inoltre attacca gli oggetti in plastica, le verni- ci e altri materiali e potrebbe facilmente portare ad altre perdite per 2 miliardi di dollari all’anno.”

I Cfe non solo distruggono l’ozono che fa da schermo ai raggi ultravioletti permettendo loro quindi di penetrare nell’atmosfera e raggiungere la Terra, ma catturano anche il calore che si irraggia dalla superficie terrestre: in effetti i Cfc sono agenti schermanti ancora più potenti della CO2. Le emissioni di Cfc stanno crescendo con velocità allarmante e contribuiscono in modo significativo all’incremento termico globale.

Il protossido d’azoto in gran parte derivato dai fertilizzanti chimici contribuisce anch’esso all’effetto serra. L’uso massiccio dei fertilizzanti azotati è stato lo strumento che negli ultimi tre decenni ha permesso di aumentare le rese agricole in tutto il mondo, ma, ironia della sorte, gli stessi fertilizzanti che hanno portato ad aumenti mai raggiunti nella produzione di cibo durante la rivoluzione verde, stanno ora alterando il clima delle regioni temperate del globo e mettono in pericolo il futuro di intere aree agricole.

Gli scienziati affermano che le emissioni di protossido d’azoto derivate dall’impiego intensivo di fertilizzanti chimici aumenteranno il riscaldamento globale, entro l’anno 2030, del 10-20% rispetto al livello previsto in base alle emissioni di sola anidride carbonica.”

La rivoluzione verde ha aumentato anche la quantità di metano rilasciato nell’atmosfera, con il suo contributo all’aumento di temperatura. Il metano è prodotto dai batteri che decompongono i materiali organici in ambienti poveri di ossigeno. La maggior parte del metano viene dalle risaie, dal tubo digerente delle vacche e dai depositi di rifiuti. Con lo straordinario aumento della produzione di riso e bestiame per nutrire una popolazione umana in continua espansione, la rivoluzione verde si è trovata ad aumentare il metano nell’atmosfera e la popolazione in crescita a sua volta produce sempre più rifiuti, più discariche e quindi ulteriori emissioni di metano. Per

L’inquinamento delle centrali termiche a carbone sta a sua volta decimando le foreste in tutto il mondo, Il carbone bruciando produce anidride solforosa e ossidi d’azoto. Questi gas, una volta liberati nell’atmosfera, danno luogo a piogge acide. Nel 1984 il governo tedesco riferiva che il 50% delle foreste risultava danneggiato dalle piogge acide.” In tutta Europa il 14% delle foreste aveva subito danni. In Svizzera, Austria, Finlandia, Lussemburgo, Olanda, Polonia e Cecoslovacchia dal 25 al 50% delle forest centinaia di anni la quantità di metano rilasciata nel-l’atmosfera è rimasta relativamente costante. Negli ultimi 350 anni è all’incirca raddoppiata e ora l’aumento va dall’1 al 2% all’anno.” Oltre 140 milioni di tonnellate di metano vengono rilasciate ogni anno e i ricercatori prevedono che dal 2030 le emissioni di metano contribuiranno al riscaldamento globale in una misura variabile dal 20 al 40%.”

Mentre l’anidride carbonica, i Cfc, il protossido d’azoto e il metano bloccano la possibilità di rinviare nello spazio il calore dalla superficie del pianeta, l’effetto serra è ulteriormente esasperato dalle massicce deforestazioni su tutto il globo. Gli alberi assorbono una gran quantità di anidride carbonica. In questi anni la velocità di deforestazione in tutto il mondo è dieci volte la velocità di riforestazione. Secondo il World Resources Institute (Istituto di ricerca sulle risorse mondiali), la velocità di deforestazione è circa 27 milioni di ettari l’anno.” La maggior parte ha luogo in Brasile, in Indonesia e in Zaire, dove si trova quasi la metà delle foreste tropicali.e risultava fortemente danneggiato.”

Le piogge acide stanno distruggendo il suolo e inquinando laghi e corsi d’acqua in tutto il mondo. Aumentando l’acidità di un terreno le sostanze nutritive vengono dilavate e la capacità di produzione agricola viene praticamente distrutta. L’acidità del suolo in Svezia sud-occidentale è aumentata 10 volte negli ultimi 60 anni. Le risorse del suolo nei Paesi di tutta Europa sono state seriamente compromesse dall’aumento di acidità.

Le piogge acide stanno inoltre decimando la vita acquatica. Negli Stati Uniti le acque dell’Adirondacks hanno subito un visibile calo nella popolazione di pesci a causa dell’aumentata acidità.” Gli scienziati del Fresh Water Institute, in Canada forniscono evidenze allarmanti degli effetti delle piogge acide sulla vita acquatica. Questi ricercatori hanno intenzionalmente acidificato le acque di un laghetto dell’Ontario e hanno trovato che quando il pH scendeva sotto un valore di 5,4 nessuna delle specie presenti era più in grado di riprodursi.”

Le perdite finanziarie dovute alle piogge acide sono sbalorditive. In Germania gli scienziati fanno stime di 2,4 miliardi di dollari all’anno per parecchi decenni a venire.” Le perdite in tutto il mondo già superano annualmente i dieci miliardi di dollari.

Non più di cinquecento anni or sono, la maggior parte del pianeta era coperto di dense foreste. Oggi il globo è stato spogliato, lasciando solo isolate macchie d’alberi ad assorbire una massa incontenibile di CO2 il cui eccesso viene quindi rigettato nell’atmosfera.

Molti scienziati affermano che se l’andamento attuale di emissioni di anidride carbonica, clorofluorocarburi, protossido d’azoto e metano continuasse nei prossimi decenni, la produzione industriale sempre crescente causerà su tutto il globo un aumento di temperatura da 2,8 a 5 °C, o più, in meno di sessant’anni. Per capire l’enormità del cambiamento così calcolato consideriamo che negli ultimi 18.000 anni durante i quali si è sviluppata la civiltà, la temperatura media del globo è cambiata meno di 2 °C.

Un riscaldamento globale di 2,8-5 °C in appena cinque o sei decenni supererebbe l’intero incremento di temperatura verificatosi dall’ultima era glaciale. Se sono corrette queste proiezioni scientifiche, La Specie Umana proverà su di sé lo svolgersi di un’intera era geologica in meno dello spazio di una vita.

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