La difesa nell’era industriale

La Difesa nell’Era Industriale.

Una macchina militare pari alla nostra non si è mai vista al mondo. Negli Stati Uniti, nel 1987, per ogni dollaro speso dal governo 53 centesimi sono stati destinati alla guerra, passata, presente o futura.” Nel solo anno fiscale 1989, 300 miliardi di dollari erano stati messi in bilancio per la difesa nazionale. Nel 1988 le forze armate americane possedevano almeno 25.000 armi nucleari e comprendevano due milioni di soldati, 500 grandi unità navali, 8000 aerei e 871 basi militari in patria. Ventimila fornitori in appalto lavorano per produrre decine di migliaia di differenti ordigni bellici e se si vanno a contare i lavoratori che hanno un contratto con il ministero della difesa risulta che cinque milioni di cittadini devono la loro sopravvivenza al Pentagono.

Stando all’opinione pubblica americana, tutto questo è appena necessario. Dal giorno in cui le bom-be giapponesi caddero su Pearl Harbor, gran parte di noi ha maturato la sensazione che l’aumento delle spese militari sia essenziale per la sicurezza nazionale. Inoltre, molti ricordano i tempi in cui Franklin Roosevelt ci fece uscire dalla depressione con i massicci investimenti militari, e per diversi decenni le spese per la difesa apparvero utili a tutta l’economia. In realtà, comunque cerchiamo di valutare le cose, appare sempre più chiaro che più si dedicano risorse ed energia alle spese militari, meno reale benessere e sicurezza ci ritroviamo. Come scriveva il noto analista della difesa Seymour Melman: «Lungi dal dipendere dalla produzione di armi per la nostra prosperită noi paralizziamo tutta la nazione prelevando la parte del leone delle nostre risorse per immetterle nel contesto militare».

Tra tutte le istituzioni nazionali le forze armate USA sono quelle che consumano più energia. Oltre 1’80% della spesa energetica federale va al Dipartimento della difesa, se poi si comprendono anche le ditte in appalto le forze armate usano il 6% di tutto il consumo energetico nazionale ponendosi così tra coloro che più contribuiscono alle emissioni di anidride carbonica e alla crisi globale dell’effetto serra, Inoltre è dai tempi della seconda guerra mondiale che la difesa è l’istituzione che più di ogni altra nel Paese ha utilizzato capitali e tecnologia: per alimentarne l’infrastruttura più di metà dei ricercatori e ingegneri della passata generazione hanno lavorato, direttamente o con contratti militari, per il Dipartimento della difesa.

L’energia sottratta alla società dalle forze armate causa veri e propri terremoti sociali e il bilancio appare più che mai evidente se si guardano le statistiche mensili sulla disoccupazione. Una favola comunemente accettata è che gli investimenti militari creino posti di lavoro, ma in realtà una ricerca condotta dal Michigan Public Interest Research Group (Gruppo di ricerche di interesse pubblico del Michigan) ha portato alla conclusione che a ogni miliardo di dollari aggiunto al bilancio militare corrisponde una perdita di 11600 posti di lavoro in tutta la nazione, e ha anche mostrato che in ciascuno dei 26 Stati che comprendono il 60% della popolazione nazionale, a ogni incremento delle spese militari ha corrisposto un incremento della disoccupazione. Association of Machinists (il sindacato internazionale dei metalmeccanici), in una sua relazione interna,

ha dimostrato che: «Un programma di spesa nel bilancio del Pentagono di 124 miliardi di dollari costa agli operai metalmeccanici più di 118.000 posti di lavoro civili. Se si sottraggono gli 88.000 posti di pari livello generati dalla spesa militare rimane una perdita netta di 30.000 posti di lavoro in un anno». Un altro rapporto presentato da Marion Anderson mostra che la crescita militare dal 1981 al 1985 è costata il posto di lavoro a 1.146.000 americani.

Può sembrare paradossale che investire denaro in produzioni di interesse militare possa produrre disoccupazione, ma il quesito è presto risolto se guardiamo alla natura dei posti di lavoro creati. I lavori generati dagli investimenti militari sono tutti ad alto impiego di capitale e forte intensità energetica, il lavoro umano rappresenta un ingrediente ben piccolo nella somma di fattori che portano a produrre le armi. Per esempio, il governo aveva riconosciuto al gruppo Lockheed un contratto ventennale per un miliardo di dollari all’anno e l’azienda avrebbe dovuto lavorare per mettere a punto l’arma più costosa e micidiale mai vista al mondo, il sommergibile Trident Lockehad destinò al progetto almeno 16.000 persone. Si consideri ora che con un miliardo di dollari si sarebbero potuti creare 20.000 posti a maggiore intensità di lavoro e minore consumo energetico, per esempio nella costruzione di collettori solari.

Le spese militari sono anche uno dei maggiori fattori di inflazione. Come riporta il «New York Times <<Virtualmente ogni economista ammette che le spese militari tendono a generare inflazione perché mettono denaro in mano ai lavoratori senza ampliare il mercato con beni che potrebbero acquistare-essendo piuttosto limitata la vendita al dettaglio di missili e cose del genere e pertanto trascinano verso l’alto i prezzi di altri beni quali automobili, frigoriferi e attrezzature meccaniche». Le produzioni belliche procurano inflazione per una regione ancora più importante. Sappiamo dal primo principio della termo-dinamica che la quantità totale di materia ed energia è costante: poiché il settore bellico consuma il 6% del totale dei consumi energetici nazionali e inoltre massicci quantitativi di minerali non rinnovabili, l’aumento di consumi energetici rappresentato dalle installazioni militari, nel senso che quell’energia non è più disponibile a produrre altro lavoro utile, causa un restringimento delle scorte disponibili, che a sua volta infiamma l’inflazione.

La risposta più ovvia a tutte queste considerazione è che, per quanto gli investimenti militari ad alta intensità energetica siano generatori di disturbo sociale per via della disoccupazione, dell’inflazione e dell’esaurimento delle risorse, almeno ci garantiranno un sistema di sicurezza nazionale senza eguali nella storia. Misurando la sicurezza in numeri, siamo certamente le nazioni più sicure della Terra, se traducessimo la potenza dell’arsenale nucleare mondiale in tonnellate di tritolo, a ciascuno degli abitanti di questo mondo, uomo, donna o bambino, per un totale di circa cinque miliardi, corri-sponderebbero quattro tonnellate di esplosivo a persona. Alcune delle nostre bombe all’idrogeno, valutate in megaton, supererebbero (ognuna di esse) la quantità totale di potere esplosivo di tutte le bombe cadute in tutto il mondo durante la seconda guerra mondiale. Con il nostro magazzino atomico potremmo spazzare via cinquanta volte tutte le maggiori città dell’Unione Sovietica, eppure produciamo ancora due bombe atomiche al giorno da a giungere alle nostre scorte.

Ogni dollaro speso per la difesa nazionale aumenta la tensione mondiale: ogni volta che gli Stati Uniti sviluppano una nuova arma, i sovietici si sentono minacciati e ne preparano un’altra come contro misura, questo ci obbliga a rispondere, e così via. Alla fine degli anni Ottanta spendevamo per la difesa tre volte tanto, in dollari reali, di quello che spendevamo nel 1948, ma chi potrebbe sostenere che oggi siamo tre volte più sicuri quando sappiamo che a venti minuti dall’inizio di un conflitto nucleare totale già 160 milioni di americani potrebbero essere morti?

Avere apparati bellici sempre più sofisticati significa avere zone di elevata concentrazione energetica. Se la storia degli armamenti ci può insegnare qualcosa, questa è la semplice verità: più si intensifica il flusso energetico e più gli armamenti diventano micidiali e sfuggono a un controllo responsabile. In certi anni l’Unione Sovietica e gli Stati Uniti hanno speso un totale complessivo di venti miliardi di dollari all’anno per sviluppare nuove armi da guerra, solo negli Stati Uniti si stanno sperimentando ventimila nuove idee

per lo sviluppo delle armi del futuro. Gli armamenti americani diventano sempre più complessi, ad alta intensità energetica e più costosi, e nel contempo risentono di seri problemi operativi. I costi aggiuntivi diventano enormi e generalizzati: il sommergibile Trident già oggi ha un costo di 400 mi-

liardi di dollari sopra il previsto. Vi sono sistemi che, semplicemente, non funzionano: il dipartimento della Difesa ha ammesso che il 75% di tutti i missili Polaris Al (un’arma ben nota durante gli anni Sessanta) non avrebbero funzionato se fossero stati lanciati. Inspiegabili incidenti, capitati ad aerei tra i più avanzati sul piano tecnologico, sono diventati una regola.

In questa corsa militare a incorporare sempre maggiori quantità di energia negli strumenti di distru-zione, gli armamenti arrivano a gradi di complessità che sfiorano l’assurdo. Un progetto militare che gode di molto favore presso i palazzi del Congresso è il sistema missilistico MX, basato sull’idea che duecento missili potrebbero essere nascosti all’occhio del <<nemico» spostando le testate attraverso percorsi sotterranei tra venticinque diversi rifugi. In teoria l’Unione Sovietica non potrebbe mai conoscere dove si trova ciascun singolo missile e dovrebbe lanciare cinquemila testate per avere la sicurezza di averli distrutti tutti. Per la costruzione delle ferrovie sotterranee e dei rifu-gi necessari a tutta la struttura, l’Aeronautica militare dovrebbe acquisire 1,5 milioni di ettari di terra a ovest del Mississippi, un territorio vasto quattro volte il Connecticut, giusto per ospitare duecento missili.

Secondo il governatore del Kansas, uno degli stati dove il Pentagono vorrebbe costruire un tunnel MX, i lavori rovinerebbero 75.000 ettari di coltivazioni di prima qualità e di pascoli nel Kansas occidentale. Nello stesso stato 40.000 abitanti verrebbero cacciati da un’area di 17.000 chilometri quadrati dove le attuali destinazioni del suolo, agricoltura, turismo, pascolo e abitativo verrebbero sospese per venti o trent’anni, e, soprattutto, le squadre dei cantieri e le loro famiglie apporterebbero 81.000 persone in più nel Kansas occidentale facendo levitare i costi dei servizi pubblici di 37,5 milioni di dollari. Inoltre, si chiede il governatore, come si trasporteranno i missili ai loro ricoveri sotterranei? Ciascun missile pesa circa 450 tonnellate, è lungo 50 metri e largo sette. Il costo totale di questo progetto Rube-Goldberg è di 30-40 miliardi di dollari.

Il progetto MX è solo una piccola parte del programma di armamenti. Le guerre della prossima ge nerazione, come nelle creazioni della fantascienza, verranno combattute da missili che leggono le mappe e si orientano da soli e da satelliti killer e raggi letali di particelle provenienti dallo spazio. Entro gli anni Novanta gli Stati Uniti sperano di avere un laser di potenza, pienamente operante, in grado di fondere i carri armati e di focalizzare il raggio e mettere fuori uso satelliti in orbita a migliaia di chilometri dal suolo.

Nonostante tutto, per quanto grande sia la nostra capacità distruttiva, mai nel passato la supremazia militare di un Paese è stata in equilibrio così precario. I soldati dell’antichità camminavano con l’aiuto del loro stomaco, nel senso che il cibo era la loro prima fonte di energia, i militari di oggi viaggiano con l’aiuto del petrolio, e il petrolio è una risorsa in via di esaurimento. Il costo energetico totale del dipartimento della Difesa superava i quattro miliardi di dollari nel 1978, più del doppio dei costi 1973. L’aumento dei costi dell’energia «ha già costretto il dipartimento della Difesa a una prontezza di intervento minore di quella che avremmo altrimenti voluto⟫, questo secondo la portavoce del Pentagono Ruth Davis nella sua relazione davanti al Congresso. Per quanto il dipartimento sia riuscito a realizzare un risparmio del 30% nell’impiego di energia dal 1973, si tratta di risparmi ottenuti riducendo il personale e l’operatività. Continua la Davis: «Ogni ulteriore risparmio energetico ottenuto con tagli di questo genere avrà serie conseguenze sulla nostra possibilità di mantenere un livello accettabile di forze di pronto intervento». L’embargo petrolifero del 1973 e la rivoluzione in Iran nel 1979 «fornirono rinnovata conferma della nostra sensibilità a possibili pressioni politiche, economiche o militari, pressioni che potrebbero essere applicate da coloro che riescono a controllare direttamente o comunque a influenzare i flussi petroliferi verso gli USA e i loro alleati».

Anche se ci rendiamo ben conto del fatto che l’energia necessaria alle nostre operazioni militari deriva da fonti che si trovano all’estero, il nostro apparato bellico è diventato così specializzato che ben poco può essere fatto per fornirlo di fonti alternative di energia. Il 90% del petrolio impiegato dal dipartimento della Difesa è usato come «combustibile per la movimentazione» negli aerei, nei sistemi missilistici e nelle navi. «Il dipartimento continua a progettare e costruire armamenti considerando implicitamente che potranno essere alimentati con prodotti petroliferi», dice la Davis, e aggiunge: «finché non saremo in pieno Ventunesimo secolo» la forze armate dovranno ancora dipendere dagli idrocarburi liquidi come carburanti.

Per compensare la sempre minore disponibilità di carburanti, le forze armate devono arrampicarsi sui Vetri per sviluppare nuove fonti. In passato era facile inviare truppe nei campi petroliferi del Medio Oriente, e recentemente il Pentagono ha riesumato un’idea del genere, giusto per saggiare le reazioni del pubblico, ma appariva chiaro che spedizioni di questo tipo avrebbero potuto portare a una guerra nucleare e così i militari si sono trovati costretti a cercare in casa. IL presidente ha garantito che le forze armate continueranno a ricevere il 100% del carburante necessario, ma questo avrà chiaramente l’effetto di distogliere ulteriormente l’energia da altre esigenze socioeconomiche. Per mantenere il necessario flusso energetico Pentagono ha addirittura spinto per la messa a punto di un piano d’azione per i carburanti destinati ai vettori per la difesa – Defense Mobility Fuels Action Plan-che darebbe alle forze armate un controllo senza precedenti sulle politiche energetiche nazionali. Data per scontata la disponibilità di petrolio in declino, ogni tentativo del Pentagono per mantenere costante il suo flusso energetico andrà di sicuro a rovinare ulteriormente qualche altro settore della società.

Le strutture difensive che diventano sempre più complesse e la nostra presenza militare che continua ad aumentare in tutto il mondo, richiedono sempre più energia soltanto per mantenere la burocrazia militare anch’essa in crescita. Secondo Earl Ravenal, che fu a suo tempo un analista del dipartimento della Difesa, meno del 30% dell’intero bilancio della difesa va a coprire direttamente l’effettiva difesa del territorio dei suoi interessi vitali. Il resto viene usato nello sforzo che fa il nostro Paese per mantenere la presenza militare nel mondo. In un recente bilancio, 35 miliardi di dollari erano stati spesi per costruire nuove armi e i rimanenti 100 miliardi erano stati usati sostan

zialmente per spese di personale e manutenzione di proporzioni monumentali. Finché le forze armate lotteranno per mantenere se stesse e i loro flussi energetici, continueranno a sottrarre energia alle correnti destinate alla società, esasperando altre problematiche energetiche come quelle legate alla povertà e alla fame. In tutto il mondo le nazioni stanno spendendo 400 miliardi di dollari all’anno in armamenti, circa un milione di dollari al minuto. Le guerre e la preparazione di guerre consumano circa il 10% della produzione mondiale di beni e servizi, equivalente all’intero prodotto nazionale lordo di metà della popolazione di tutto il mondo. Considerando gli 800 milioni di persone che sopravvivono a malapena con un reddito di 200 dollari all’anno, o anche meno, e i 20 milioni che ogni anno muoiono di fame, le spese militari ad alta intensità energetica diventano una vergogna. Se soltanto il 2% del bilancio militare mondiale di un solo anno fosse ridestinato, si potrebbe dare una stufa per cucinare a tutte le famiglie delle campagne del Terzo Mondo. Tornando agli Stati Uniti, il costo di una sola portaerei, 1,6 miliardi di dollari, è almeno il doppio del bilancio di tutti i programmi di sicurezza e igiene del lavoro e il costo di un singolo aeroplano da combattimento Corsair A-7E, equivale a due volte il bilancio 1977 dell’EPA per i programmi di sicurezza dell’acqua potabile.

Infine si consideri che le guerre e la loro preparazione sono le forme più intensamente energetiche di attività umana: vi sono solo due cose che si possono fare con un missile, usarlo per distruggere o tenerlo fino a che diventa superato e smantellarlo. In ogni caso, dato che le risorse del pianeta, anche quelle che vanno produrre armi, non sono infinite, Stiamo oggi rosicchiando gli aratri delle generazioni future per le spade e le testate nucleari dei nostri giorni.

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