L’Economia
II sistema economico alimenta ancora l’illusione che si stia creando un mondo più ordinato e più ricco di valore materiale.
Se si riconoscesse a pieno diritto la legge della fisica, la società avrebbe sempre presente il concetto che ogni volta si usi una parte delle riserve disponibili di materia o energia, due sono le conseguenze: la prima è che da una parte o dall’altra l’individuo, le istituzioni, la comunità o la società finiscono per pagare con il disordine creato per fare un prodotto più di quanto non sia il valore d’uso del prodotto stesso; la seconda è che sempre meno energia sarà disponibile per gli impieghi futuri. Queste verità rigettano indietro il modo con cui abbiamo guardato il mondo per centinaia di anni. Tutta la moderna visione del mondo si ispira ai principi della scienza baconiana, della matematica cartesiana e della meccanica newtoniana e il sistema capitalista, come quello socialista, hanno tentato di governare la realtà fisica sulla base di quelle concettualizzazioni. I concetti fondamentali di tutti i tre paradigmi sono: l’assoluta ripetibilità di ogni osservazione (il metodo scientifico) e l’assoluta reversibilità di ogni processo, matematica universale e processi meccanici. Nel mondo reale invece nulla si osserva due volte in modo identico e nessun avvenimento è perfettamente reversibile. La legge della fisica ci dice che tutta la realtà fisica si svolge soltanto in una direzione e che, anche se in matematica il tempo si può immaginare reversibile e a ogni -tempo può corrispondere +tempo questa reversibilità non esiste nel tempo fisico.
A questo punto appare sconcertante pensare che in questi ultimi secoli si sia tentato di organizzare il mondo sulla base della meccanica razionale della matematica e del metodo scientifico, quando il mondo reale semplicemente non si attiene ai postulati centrali di reversibilità e di perfetta riproducibilità in questo mondo. In realtà ognuno di noi, quando abbandona questo mondo, lo lascia un po’ meno ricco a causa del suo passaggio. Quando ci vantiamo di aver prodotto tanta energia, quello che in realtà abbiamo fatto è di averne consumata ancora di più dalle riserve del pianeta. Da questo punto di vista il prodotto nazionale lordo potrebbe essere meglio definito costo nazionale lordo, perché per ogni risorsa consumata e utilizzata se ne ritrova una parte non più riutilizzabile.
Al giorno d’oggi il termine consumo appare fuorviante nella misura in cui nulla in realtà si consuma: una cosa si usa, di solito per pochissimo tempo, e poi si scarta. I dati statistici a questo proposito hanno dell’incredibile.
Eliminiamo più di 200 milioni di tonnellate di rifiuti urbani solidi comprendenti più di 18 milioni di tonnellate di metalli, 16 milioni di tonnellate di vetro, 80 milioni di tonnellate di carta e 4 milioni di tonnellate di gomma. Dati non meno sconvolgenti si mettono a fuoco i conti su scala personale: tonnellate di risorse minerarie di cui 608 kg di metalli e 8570 kg di prodotti minerari non metallici. Guardiamo le cose da un altro punto di vista, cioè in termini di calorie necessarie a sostentare una vita umana, tenendo conto che un apporto dietetico medio è di duemila calorie al giorno: ebbene la somma delle calorie che giornalmente consumiamo usando automobili, energia elettrica, cibi confezionati e così via, è di circa duecentomila calorie, cioè più di cento volte la quantità strettamente necessaria, in termini di consumi energetici.
Bisogna anche rendersi conto che nella teoria economica classica non c’è modo di fare entrare i bisogni delle generazioni future. Quando ci incontriamo come titolari di domanda e di offerta su un mercato, prendiamo decisioni basate sull’abbondanza o sulla scarsità delle cose che ci interessano. Sul mercato nessuno parla in nome delle generazioni future perciò chi verrà dopo di noi partirà molto più povero di quanto siamo stati noi all’inizio, in termini di sorse naturali residue. Immaginate cosa succederebbe se tutte le generazioni future dei prossimi cento mila anni potessero in qualche modo esercitare un’opzione d’acquisto per il petrolio che la nostra generazione sta usando. Ovviamente il prezzo diventerebbe così alto da risultare proibitivo e questo succederebbe anche se le future generazioni fossero soltanto ammesse a discutere sull’allocazione delle risorse di oggi.
Ogni importante attività economica e sociale fornisce esempi che confortano l’illusione di un progresso materiale, semplicemente perché la fisica viene nascosta come la polvere sotto il tappeto. Prendiamo a titolo di esempio i settori dell’agricoltura, dei trasporti, dell’urbanizzazione, della di fesa, dell’istruzione, dell’ambiente e della salute. Sono tutti settori in cui siamo convinti di aver fatto enormi progressi e in cui, a parte qualche occasiona le fermata o retrocessione qua e là, il progresso è di natura costante. Guardando però più da vicino, questa dichiarazione suona illusoria, contrariamente alle aspettative, e se poi aggiungiamo le distruzioni fatte dalle attuali guerre esistenti vediamo apertamente come il disordine e la distruzione delle risorse disponibili siano in costante aumento, creando sempre più povertà per noi e per le generazioni future.
