L’organizzazione del lavoro industriale e i suoi obiettivi.
– Il prodotto secondario e’ di origine industriale, per cui come prodotto lavorato è soggetto ad un forte progresso tecnologico.
– Il prodotto industriale si esprime con forte aumento della produzione e con tendenza al massimo ribasso dei prezzi di produzione.
Nella vita di una Nazione, ed in particolare nell’industria, il termine assillante e fondamentale e’ la produttività. Organizzare la produzione al fine di potere ottenere un indice di produttività il più elevato possibile.
Le aziende non devono avere un aspetto statico ma dinamico.
Tutte le risorse disponibili devono essere mobilitate e coordinate per raggiungere gli obbiettivi perseguiti dall’impresa.
La produttività presuppone il più razionale utilizzo dei mezzi a disposizione per ottenere il massimo della produzione al più basso costo possibile.
Nascono fin dal 1880 i primi studi sull’organizzazione della produzione condotti da Taylor, un ingegnere di Philadelphia che consegui gli studi privatamente durante la sua attività di operaio all’interno di una azienda metalmeccanica.
Con Taylor inizio l’organizzazione scientifica del lavoro che fu introdotta gradualmente all’interno di tutte le aziende, e si definirono da allora le leggi ancora oggi vigenti con lo studio dei tempi e metodi.
Lo studio dei tempi e metodi sempre più perfezionati, ma fino a giungere alla nostra epoca utilizzando una filosofia pensata allora da Taylor fin dal lontano 1900.
Se facciamo un’analisi del modo di produrre all’interno delle nostre aziende notiamo la sopravvivenza di lavori monotoni e ripetitivi svolti dall’uomo del tipo della catena di montaggio, lavoro che in parte viene svolto dalle macchine ma che per l’altra parte viene ancora svolto dall’operaio o dall’operaia. Tutto questo perché le macchine ed i robot per quanto siano perfettibili non riescono ancora a sostituire interamente l’uomo.
Sembra che la tecnologia con la modernizzazione abbiano reso le aziende luoghi idilliaci dove i lavori faticosi e pericolosi sono eseguiti interamente dalle macchine dove l’uomo esegue solo controllo ed attività intellettuale.
Ma questo tipo di mentalità deriva solo dalla propaganda industriale perché la realtà è ben diversa. E’ nata una polverizzazione e distribuzione del lavoro dalle grosse aziende alle piccole aziende del tipo artigianale dove i lavoratori spesso extracomunitari oppure donne vengono costretti a dei lavori di basso livello, monotoni e ripetitivi.
Ancora oggi sembra imperversare la vecchia regola di cambiare tutto per non cambiare niente.
Viviamo in tempi poco chiari dove realtà e finzione si sovrappongono e offuscano le menti. Ci sfugge la realtà delle cose. Viviamo purtroppo in una società idilliaca deve gli infortuni e decessi sul lavoro sono in continuo aumento.
